I Rituali Funebri Rom

Vogliamo raccontarvi quali sono i Rituali Funebri che accompagnano la morte dei una persona di etnia Rom.

La morte e la sua celebrazione sono eventi molto sentiti e vissuti da tutta la comunità.

Ma non esiste un rito comune a tutti i Rom, ogni gruppo ha le sue usanze: ecco le principali.

Il Rito Funebre per i Rom Harvati

I Rom Harvati seguono ancora l’antica usanza di bruciare la roulotte e gli oggetti appartenenti al morto; nessuno dei parenti, neppure quelli più stretti, ha diritto all’eredità.

Gli oggetti di valore vengono sempre sepolti insieme al morto; quando ancora era in uso il cavallo, se era proprietà del morto, veniva ceduto al mattatoio affinché morisse al pari del padrone.

In questo caso si identifica l’oggetto con la persona, percui la scomparsa di entrambi aiuta a dimenticarli progressivamente, mentre continuando a fare uso degli oggetti del defunto potrebbe presentarsi il rischio di offendere, prima o poi, per loro tramite, il morto stesso.

Inoltre è diffuso tuttora il rito della “ Libagione” che si compie lasciando cadere al suolo alcune gocce di bevanda, che può essere caffè o un alcolico, e pronunciando insieme la formula “vasu mule”. Subito dopo viene effettuata la cerimonia religiosa secondo le credenze del gruppo di appartenenza: ci sono Rom mussulmani, ortodossi, evangelici, non è presente un rito specifico.

Al passaggio del corteo funebre la strada viene cosparsa di fiori e le corone di fiori sono poste in testa al corteo. Celebrare la morte di un individuo rappresenta sempre una grossa spesa per i parenti per cui è consuetudine che gli amici del defunto contribuiscano alle spese del funerale.

Ha inizio così il lutto, che generalmente dura un anno e un giorno, ma può anche durare fino a tre anni, periodo in cui è vietato pronunciare il nome dell’estinto.

Il Rito Funebre per i Rom Khorakhané

Per i Rom Khorakhané, di origine bosniaca e di religione musulmana, è molto importante la vestizione del defunto: la persona viene profumata e vestita con un abito nuovo.

Tra loro sopravvive l’usanza della “Pomana”: la veglia funebre, che è convocata subito dopo la sepoltura e a cui partecipano amici, parenti, conoscenti. Si mangia, si beve, si consolano i vivi.

La “Pomana” viene ripetuta dopo tre giorni e poi dopo altri quaranta giorni. Questa veglia avviene ancora dopo sei mesi e dopo un anno, seguendo gli spostamenti del gruppo e per tre anni viene sacrificata una volta all’anno una pecora

 

Per i Rom la morte è un accadimento doloroso e fonte di rabbia, considerato innaturale e assurdo.

Si tratta di un evento carico di tabù e di simboli che quindi viene accompagnato da riti sfarzosi e magari poco eleganti, ma che hanno uno scopo propiziatorio ed espiatorio.

Dunque, tornando all’attualità possiamo affermare che dal punto di vista rituale, i recenti riti funebri di Vittorio Casamonica e, ancora prima, di Filomena De Silvo, “la regina degli zingari”, nei loro eccessi per noi poco comprensibili, si sono in realtà attenuti alle antiche tradizioni Rom, tra carrozze con cavalli, banda musicale e lancio di fiori.

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